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venerdì 8 giugno 2012

Australia, stop alle sanzioni contro Myanmar

da www.eilmensile.it

8 giugno 2012versione stampabile
Stop alle sanzioni australiane contro Myanmar. La decisone riguarda le sanzioni che ancora sono aperte e le limitazioni per i viaggi dei cittadini. Non solo le sanzioni sono state sospese ma l’Australia ha deciso di aumentare i suoi investimenti nel Paese asiatico.
Ye Aung Thu/AFP/GettyImages
Il nuovo programma per il prossimo anno finanziario prevede, infatti, l’aumento fino a 80 milioni di euro per nuovi aiuti, il doppio rispetto agli anni precedenti.
La notizia è stata diffusa dal ministro degli Esteri australiano, Bob Carr, durante la sua visita ufficiale in Myanmar. Durante la visita durata due giorni il ministro australiano ha potuto incontrare e intrattenersi per diverso tempo con la leader democratica Aung San Suu Kyi e alcuni fra i più importanti attivisti democratici del Paese.

mercoledì 28 marzo 2012

Australia, il migliore amico degli Usa

da www.eilmensile.it

28 marzo 2012versione stampabile

Luca Galassi

Una nuova, più stretta alleanza si profila nel sud-est asiatico. Stati Uniti e Australia stanno discutendo una decisiva intensificazione dei legami militari, che preveda voli congiunti di droni da un atollo dell’Oceano Indiano e un maggiore accesso ai porti australiani da parte della Us Navy.

La strategia in discussione segue l’accordo del novembre 2011, siglato da Obama e Gillard, che ha dato il via libera al dispiegamento di 2.500 marines a Darwin, sulle coste settentrionali dell’Australia. Ma la risposta alla ‘rising China’ non passa solo attraverso la revisione delle relazioni con l’alleato di lungo corso, bensì con l’apertura di negoziati con le Filippine e la richiesta a Singapore di far stazionare nel suo porto quattro navi da guerra. In misura minore, canali di cooperazione militare sono aperti anche con Thailandia, Vietnam, Malesia, Indonesia e Brunei. In moti casi sono le stesse nazioni asiatiche a rivolgersi agli Stati Uniti, spinti dalle politiche assertive di Pechino.

Dai tempi della Guerra Fredda, Washington mantiene basi in Giappone e Corea del Sud. Nel progetto di revisione dell’entità e della distribuzione delle sue forze armante nella regione Nord-Orientale del continente asiatico, si delinea la volontà di riduzione di tali presidi a vantaggio di una maggiore presenza nel Sud-Est asiatico, terra di crocevia commerciali e base di partenza per l’esplorazione dei giacimenti di gas e petrolio d’altura.

Tornando all’alleato principe, la fedeltà dell’Australia è provata da decenni di cooperazione nel settore militare e dell’intelligence, dalla presenza di oltre 20mila soldati australiani in Iraq tra il 2003 e il 2009 e di circa 1.500 uomini nella missione a guida Nato in Afghanistan.

Nell’intesa tra Washington e Canberra si parla di espandere la base navale di Perth, primario porto australiano, per consentire un maggiore afflusso per uomini e mezzi della Us. Navy, di un aggiornamento tecnico delle infrastrutture per ospitare portaerei statunitensi, navi d’attacco e sottomarini. Il rappresentatne civile della Marina Us, Ray Mabus, è atteso in visita a Perth e Darwin entro la fine del mese.

Gli interessi americani e australiani potrebbero incontrarsi anche nell’Oceano Indiano, dove il ‘leasing’ dell’l'isola di Diego Garcia, territorio britannico in prestito alla flotta Usa, scadrà nel 2016. L’occhio dei gerarchi militari è caduto sulle Cocos Island, remoto territorio australiano che potrebbe essere l’ideale non solo per gli apparecchi a controllo umano, ma anche per i Global Hawks, droni di sorveglianza non armati che raggiungono elevate altitudini e che potrebbero ben essere impiegati come aerei spia in grado di raggiungere il Mar cinese meridionale.

Un’altra offerta australiana potrebbe essere quella di Bribane, sulla costa orientale. Ma per ora l’unico accordo quasi certo è il dispiegamento di uomini a Darwin. Quest’ultima iniziativa è stata criticata dal giornale di Stato cinese nel novembre scorso. Se l’Australia favorirà in qualsiasi modo gli Stati Uniti per danneggiare gli interessi cinesi, era il senso dell’articolo, l’Australia potrebbe rimanere ‘presa in mezzo’ al fuoco incrociato. Uomo avvisato.

martedì 27 marzo 2012

Tonga, una folla per l’addio a re Tupou V

da www.eilmensile.it

27 marzo 2012versione stampabile

Una folla commossa per l’estremo saluto a re George Tupou V, sovrano di Tonga, morto nove giorni fa all’età di 63 anni mentre si trovava all’ospedale di Hong Kong, dove era in cura per cancro e diabete.

Il monarca è stato sepolto durante una grande cerimonia che combinava il rituale tradizionale polinesiano e alcuni canti cristiani. La bara è stata esposta nel palazzo reale, fra due ali di sudditi, poi è stata portata a spalla da 150 uomini nel tradizionale gonnellino di paglia. Presenti rappresentanti delle famiglie reali di Gran Bretagna e Giappone, il governatore generale d’Australia Quentin Bryce e capi di governo della regione.

Il re era salito al trono nel luglio 2008 dopo la morte del padre Taufàaha Tupou IV, deceduto a 88 anni dopo 41 anni di regno. Era il 23esimo monarca di una dinastia iniziata nel XVII secolo e aveva attuato le prime riforme democratiche dopo le rivolte pro-democrazia, i morti e i saccheggi seguiti al decesso del padre.