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mercoledì 6 novembre 2013

Verso l'accordo di libero scambio tra Australia e Cina

da www.ilsole24ore.com


L'Australia firmerà un accordo di libero scambio con la Cina entro i primi sei mesi del 2014. Dopo nove anni di negoziazioni, e un serio incidente diplomatico nei giorni scorsi che ha fatto correre il rischio di nuovi ritardi, Canberra dovrebbe portare a casa l'atteso deal. Ad affermarlo sono fonti interne al ministero degli Esteri, dopo che il ministro dell'Industria Ian Macfarlane, alla quindicesima edizione della China Mining Conference and Exhibition, ha sostenuto con fermezza: "È giunta l'ora di firmare l'accordo".
Macfarlane non ha nascosto la speranza di depositare sulla scrivania del primo ministro Tony Abbott un accordo finale prima della visita del premier australiano a Pechino prevista per l'anno prossimo. Macfarlane ha anche aggiunto che l'FTA vedrà l'Australia accogliere con favore ogni tipo di investimento proveniente dalla Repubblica popolare, un'affermazione che potrebbe non incontrare il favore dell'opinione pubblica australiana da tempo preoccupata per l'interesse cinese sull'economia del Paese down-under, e in particolare sul ricco settore delle materie prime e nell'agricoltura.
Incidente diplomatico - Nei giorni scorsi il futuro dell'accordo sembrava essere satato compromesso dalla decisione, da parte di Canberra, di confermare una decisione presa dal precedente esecutivo laburista: tagliare fuori l'azienda cinese Huawei dai piani di espansione della rete nazionale a banda larga del Paese-continente che comporteranno investimenti per 38 miliardi di dollari per motivi di "sicurezza nazionale". La decisione aveva profondamente irritato il Governo cinese ed erano in molti a giurare che ci sarebbero state ripercussioni sui negoziati.
I rapporti economici - La Cina è il maggior importatore di prodotti australiani e il principale partner commerciale di Canberra. I rapporti commerciali bilaterali tra i due Paesi ammontano a 122,3 miliardi di dollari australiani all'anno, secondo i dati più recenti, risalenti al 2012. La Cina è anche la terra di origine del maggior numero di emigranti verso l'Australia e del maggior numero di studenti internazionali. Pechino sta investendo pesantemente in Australia: gli investimenti cinesi diretti nel Paese sono cresciuti del 21% a 11 miliardi di dollari americani nel 2012. Il massiccio flusso di denaro alimenta le preoccupazioni degli australiani preoccupati dall'incremento dell'acquisto di terreni e fattorie da parte della Cina: secondo un recente sondaggio del Lowy Institute il 57% degli australiani non vede favorevolmente gli investimenti cinesi nel Paese down-under.
Le materie prime – Le rassicurazioni di Mcfarlane sembrano preparare il terreno a nuovi investimenti cinesi, dopo che le relazioni tra i due Paesi hanno subito una battuta d'arresto nel 2009 a seguito del fallito tentativo di Chinalco di acquistare una maggior quota in una dei principali gruppi minerari australiani. Successivamente, tuttavia, il 19 agosto 2009 la società petrolifera cinese PetroChina ha firmato un accordo da 50 miliardi di dollari australiani con ExxonMobil per acquistare gas liquefatto naturale del Western Australia. Il contratto rappresenta il maggior deal firmato tra Cina e Australia che assicura una fornitura di LPG a Pechino per i prossimi vent'anni.

giovedì 31 ottobre 2013

Papua: il dramma dei rifugiati, "cittadini di serie B" dimenticati dal mondo

da www.asianews.it

PAPUA N. GUINEA - INDONESIA
di Giorgio Licini*
Il Campo Iowara ospita i rifugiati dalla West Papua, scappati dal conflitto indonesiano negli anni '90. Dopo quasi 30 anni non hanno cittadinanza o libertà di movimento, e chi si dovrebbe curare di loro sembra averli abbandonati. Sul campo oramai "solo la Chiesa, che cerca di mantenere i servizi educativi e sanitari". Il racconto di un sacerdote verbita, da decenni impegnato per migliorare la situazione.


Port Moresby (AsiaNews) - Il p. Franco Zocca SVD si è occupato negli ultimi 25 anni della crisi dei rifugiati dalla West Papua. Qualche tempo fa ha viaggiato nella Provincia occidentale della Papua Nuova Guinea per valutare la situazione del Campo profughi Iowara, che si trova ai margini del confine con l'Indonesia.
Qual è la situazione attuale del confine?
Ci sono diverse comunità di rifugiati disperse per tutta l'estensione del confine. E poi c'è ancora il Campo Iowara nella Provincia occidentale. È stato creato nel 1987 dall'Alto Commissariato Onu per i rifugiati. Il suo scopo era quello di "riposizionare" i rifugiati della West Papua, circa 12mila persone che avevano attraversato il confine tra la Papua e la provincia indonesiana di Irian Jaya (come era conosciuta allora) per evitare scontri con l'esercito di Jakarta. L'offerta di "riposizionamento" è stata accettata solo da circa un terzo di quelle persone. Il resto ha scelto di rimanere nei pressi del confine o di essere rimpatriato. Il campo si può raggiungere da Kiunga, Provincia occidentale, con circa mezz'ora di viaggio in battello sul Fly River e poi qualche ora di macchina su una strada - circa 40 chilometri - davvero malmessa.
Ha appena visitato Iowara...
Sì, sono tornato lì dopo 19 anni su invito di mons. Gilles Coté, della diocesi cattolica di Daru-Kiunga. Nel 1994 vivevano nel campo 3.636 persone, ma nell'ottobre del 2013 ne ho contate solo 2.190. Come si spiega questo calo, dato che negli ultimi 19 anni ci sono stati centinaia di nuovi arrivi e nel Campo c'è un alto tasso di natalità? Ci sono varie ragioni. Da una parte c'è il fatto che nel 1997 e nel 2003 il governo papuano ha offerto ai residenti del Campo la residenza permanente (ma non la cittadinanza), con il risultato che molti lo hanno lasciato e si sono stabiliti da qualche parte in Papua Nuova Guinea. Molti se ne sono andati perché hanno diverse capacità e sono riusciti a trovare lavoro, oppure perché volevano riunirsi ai parenti qui o in West Papua. Più di 500 rifugiati si sono stabiliti a Kiunga. Quelli rimasti a Iowara sono per lo più contadini che vivono di sussistenza.
I bambini ricevono un'istruzione?
Dato che molte persone sono andate via, 4 dei 16 villaggi creati nel 1994 sono oggi del tutto abbandonati. Il numero di studenti tra elementari, medie e liceo è calato dai 1.023 del 1994 ai 694 attuali. In passato a scuola si usava la lingua indonesiana. Ma nel 1997 le scuole del Campo sono state registrate in maniera ufficiale dal Dipartimento nazionale per l'istruzione della Papua Nuova Guinea, e nelle classi oggi si insegna usando l'inglese. Decine di studenti di Iowara stanno seguendo classi professionali o secondarie a Kiunga. La diocesi cattolica di Daru-Kiunga, attraverso le sue agenzie, continua a essere responsabile per l'istruzione e i servizi sanitari del Campo. Oltre al Centro sanitario - che si è espanso aggiungendo un reparto maternità, un consultorio, un centro per i test su Hiv e Aids e una clinica per la tubercolosi - sono stati costruiti altri quattro nuovi centri di aiuto. Insieme al Jesuit Refugee Service, la diocesi ha creato un ufficio retto dalle Sorelle della Misericordia australiane, che fornisce assistenza ai rifugiati e scolarizzazione per gli studenti più adulti.
Com'è la vita di queste persone, lontane dai loro luoghi di origine?
I residenti di Iowara sembrano molto più a loro agio oggi rispetto a 19 anni fa. Le tensioni e i conflitti con i proprietari originari delle terre sono per lo più spariti, dopo che il governo ha fornito a questa gente più di 6mila ettari di terreno. Le tensioni si sono ridotte ancora con la partenza dei militanti rifugiati, ossessionati dall'indipendenza della Papua occidentale. Tuttavia, alcune volte nuove tensioni si scatenano fra i rifugiati di diverse etnie tribali. Il Dipartimento governativo per il governo provinciale e locale e per gli affari di confine ha gestito Iowara dal 1987 con un amministratore e diversi assistenti. I rifugiati sono poi sotto l'autorità del Comitato centrale Iowara, un corpo eletto stabilito dall'Onu i cui membri sono scelti fra i rifugiati e i proprietari terrieri locali che vivono nel Campo. Sfortunatamente, come anche io avevo notato già nel 1994, il Comitato centrale non lavora in maniera corretta. C'è sfiducia fra i membri, i fondi vengono usati in maniera inappropriata e ci sono tensioni etniche.
Quindi qual è l'impegno attuale dell'Onu, del governo e della Chiesa a Iowara?
Le Nazioni Unite non hanno mantenuto un impegno continuo con i papuani occidentali in Papua Nuova Guinea. Dal 1987 al 1996 hanno avuto un ufficio e un rappresentante a Port Moresby. L'ufficio è stato chiuso nel 1996 e riaperto 11 anni dopo, solo per essere chiuso di nuovo nel 2013. Le Nazioni Unite vogliono che il governo nazionale e quello provinciale della Papua Nuova Guinea prendano in pieno carico il Campo. In questo contesto è stato firmato nel gennaio 2013 un accordo formale sul "servizio continuo di consegna e sostegno di settore per i rifugiati di Iowara-East Awin dopo il disimpegno dell'Onu". I firmatari erano il Segretario del Dipartimento provinciale e locale, l'amministrazione provinciale del governo del Fly River, il vescovo di Daru-Kiunga, il presidente del Comitato centrale del campo e il rappresentante uscente dell'ufficio dell'Onu. I rifugiati che ho intervistato erano abbastanza scettici sul nuovo accordo. Hanno visto i macchinari pesanti per il mantenimento delle strade - inviati da diverse agenzie - rimanere inutilizzati e lasciati arrugginire per mancanza di carburante e operai; non vedono interesse, da parte delle amministrazioni locali, per il loro sviluppo; e dubitano che il denaro loro assegnato sarà mai usato in maniera corretta. Al momento le loro speranze sono riposte in una compagnia energetica, che progetta di estrarre petrolio e gas dalla zona fornendo così strade migliori e lavoro per i giovani. La Chiesa cattolica è virtualmente lasciata sola ad amministrare quanto meno sanità e istruzione a Iowara. 
Dal suo punto di vista, cosa dovrebbe fare il governo della Papua Nuova Guinea?
Oggi, dopo 20 o 30 anni in questo Paese, ai rifugiati dovrebbe essere concessa la cittadinanza. Senza questo riconoscimento possono vivere nel Paese ma non possono viaggiare. Qualche tempo fa tre candidate che volevano entrare nelle Figlie della Saggezza non sono potute andare nelle Filippine per il loro anno di noviziato e quindi non sono potute entrare nella congregazione. Questo costituisce una seria violazione ai diritti umani, alla libertà religiosa e alla libertà di movimento. Migliaia di bambini della West Papua, nati in Papua Nuova Guinea, hanno un certificato di nascita, crescono nello stesso modo e ricevono la stessa istruzione dei bambini papuani, ma non sono cittadini. Non potranno votare alle elezioni o viaggiare. Ma sono fratelli e sorelle melanesiani molto più dei rifugiati asiatici nell'isola di Manus, per i quali l'Australia e la Papua Nuova Guinea stanno investendo così tanto.
* missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere in Papua Nuova Guinea

martedì 22 ottobre 2013

Australia, il sud è devastato dagli incendi: sono oltre 60

da www.ilsole24ore.com


(Epa)(Epa)
Lotta contro il tempo di 1.500 vigili del fuoco e volontari australiani, per contenere l'ondata di incendi che infuria da quasi una settimana nelle zone boscose che circondano Sydney. Oggi le squadre impegnate nei maggiori fronti di fuoco hanno approfittato di una giornata più favorevole, meno ventosa e con leggera pioggia, per condurre operazioni di bruciatura preventiva, in vista delle condizioni estreme attese per domani, con il ritorno di temperature sopra i 30 gradi, bassa umidità e venti fino a 100 km l'ora. Il Nuovo Galles del sud (di cui Sydney è capitale), è ancora devastato da 62 grandi incendi, di cui 14 fuori controllo. Oltre 200 case sono state distrutte e una persona è morta di infarto mentre cercava di difendere la propria casa dalle fiamme.
Stamattina i vigili del fuoco hanno deliberatamente collegato due dei tre grandi incendi che divampano nella regione della Montagne Blu, per meglio gestire la situazione ed evitare che si congiungano con un terzo grande rogo formando un 'mega-incendiò con un fronte di centinaia di chilometri, che metterebbe in pericolo l'intera regione, compresa un'area di oltre un milione di ettari inclusa nel patrimonio mondiale Unesco per i suoi valori geografici, botanici, e di cultura tradizionale aborigena.
Il più esteso dei tre incendi è quello attorno alla cittadina di Lithgow, che si ritiene causato mercoledì scorso da esercitazioni con esplosivi in una base militare e ha già incenerito oltre 40 mila ettari. Domenica sera il premier statale Barry ÒFarrell ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il Nuovo Galles del sud, che dà ai servizi di emergenza poteri addizionali per 30 giorni, inclusi quelli di ordinare ai residenti di lasciare l'area, di tagliare l'erogazione di acqua e gas e di demolire edifici a rischio. Intanto è caccia ai baby piromani. Ieri sono stati arrestati tre ragazzini fra 11 e 15 anni e domenica due ragazze di 12 e 13 anni con l'accusa di aver appiccato incendi, il primo dei quali ha distrutto capannoni e oltre 5000 ettari di bosco.

lunedì 14 ottobre 2013

Australia: il Partito laburista riparte da Shorten

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  14 ottobre 2013  alle  6:00.

australiabillshorten, 46 anni ed ex-ministro dell’Educazione, è il nuovo segretario del .
Lo hanno annunciato ieri i vertici del partito, precisando che Shorten si è imposto su Anthony Albanese con il 52% delle preferenze, mettendo fine a una dura battaglia per la guida del partito durata oltre un mese.
L’elezione di Shorten è la prima nella storia del Partito a cui, oltre a Senatori, Deputati e notabili dello schieramento, hanno potuto partecipare anche gli iscritti al movimento.
Sulla base dei risultati resi noti, comunque, Shorten ha ottenuto la maggioranza dei voti (il 64%) tra gli elettori dell’apparato del partito, mentre Albanese è risultato il preferito (il 60%) dalla base del movimento.
“Ricostruire il Partito Laburista sarà un lavoro difficile” ha detto Shorten commentando a caldo la vittoria.
Il compito del nuovo segretario, infatti, è quello di riportare in pista lo schieramento progressista australiano che alle ultime elezioni, sotto la guida del premier uscente Kevin Rudd, ha subito una dura sconfitta elettorale.
I principali commentatori sottolineano che Shorten dovrà lavorare soprattutto a riunificare il partito se intende riprendere il potere dall’attuale primo ministro Tony Abbott.

domenica 8 settembre 2013

Australia, il conservatore Abbott vince le elezioni

da www.ilsole24ore.com

Tony Abbott (Epa)Tony Abbott (Epa)
In un caldo giorno di primavera 14,6 milioni di cittadini down-under hanno votato in massa (il voto è obbligatorio dal 1924) per l'opposizione. Non tanto per entusiasmo nei confronti del programma, quanto per mancanza di alternative. Il Partito laburista al potere da sei anni, fortemente diviso al suo interno, aveva da tempo perso credibilità presso l'elettorato.
Inoltre, il Governo, che ha traghettato con successo il Paese lungo i difficili anni della recessione mondiale, aveva introdotto un'impopolare carbon tax accusata di aver gonfiato i prezzi delle bollette. Risultato: gli australiani si sono gettati, anche con riluttanza, nelle braccia dell'opposizione.
«Questa è stata un'elezione più persa dal Governo che vinta dall'opposizione» ha brillantemente riassunto la situazione l'ex premier Bob Hawke dopo la chiusura delle urne negli stati del New South Wales, Queensland, Victoria e Tasmania.

Tony Abbott, 55 anni, cattolico conservatore (è soprannominato "mad monk", monaco pazzo dai suoi nemici) accusato di misoginia e protagonista di una lunga serie di gaffe, è indubitabilmente un vincitore improbabile, un miracolato dai disastri della Sinistra. Tanto è vero che Kevin Rudd, nel 2010 considerato il politico più popolare dei precedenti trent'anni, ha continuato a lungo a essere il leader preferito della popolazione. Rudd ha lottato disperatamente per recuperare terreno, dopo aver ripreso la guida del Paese a poche settimane dal voto, ma non è riuscito a compiere il miracolo.
Le prime proiezioni vedono la Coalizione al 54,5% contro il 45,5% della Sinistra. Ciò darebbe alla Coalizione una confortevole maggioranza di 40 posti alla Camera (che conta 150 seggi). Insieme ai Laburisti e ai conservatori, ben 50 partiti hanno partecipato alle consultazioni, inclusi i Verdi e il Palmer United Party, guidato dal controverso tycoon del marcato immobiliare Clive Palmer, che si sono avvantaggiati dalla frammentazione della base elettorale laburista.

Abbott ha vinto promettendo tagli alle spese per 42 miliardi di dollari australiani; tagli alle tasse e in particolare la cancellazione della carbon tax e della tassa sui superprofitti minerari, avversata dai big delle commodities; e l'adozione di una linea dura nei confronti dell'immigrazione clandestina. Per convincere l'elettorato femminile, non impressionato favorevolmente da alcune sue battute sessiste, ha inoltre garantito l'introduzione di un'indennità di maternità particolarmente favorevole.
Il Labor ha pagato le sue divisioni interne: nel 2010 il leader Rudd era stato cacciato da un golpe interno che aveva portato al potere Julia Gillard. La prima donna premier in Australia, non particolarmente amata dal Paese, ha poi patito la stessa sorte del suo avversario quando, a poche settimane del voto, è stata defenestrata da Rudd. La disperata corsa al recupero del favore dell'elettorato è però fallita miseramente.

venerdì 6 settembre 2013

Australia alle urne: laburisti e liberali si sfidano su fisco e immigrazione

da www.ilsole24ore.com


Tony Abbott, candidato della Coalizione, durante la campagna elettorale (Ap)Tony Abbott, candidato della Coalizione, durante la campagna elettorale (Ap)
Delusione, indecisione e voto di protesta: l'Australia va alle urne in un clima di rigetto per la politica. A contendersi i favori dell'elettorato ci sono, come da tradizione, il Partito laburista (attualmente al potere) e la Coalizione (guidata dal Partito liberale). Ma a fare da capolino ci sono anche una miriade di piccoli partiti che potrebbero essere decisivi se il voto sarà spaccato come nel 2010.
Favorita è comunque la Coalizione, che guida le proiezioni con il 53,2% delle preferenze. Non tanto per il suo programma o per il suo leader, Tony Abbott, ma per la debolezza del partito avversario che negli ultimi anni è stato dilaniato da una serie di lotte intestine: nel 2010 e quest'anno ci sono stati due golpe interni che hanno portato alla fuoriuscita e poi al ritorno del premier Kevin Rudd. L'aspra campagna elettorale è stata dominata da temi economici e ambientali e dal problema dell'immigrazione clandestina.
I numeri. L'Australia va alle urne per eleggere il suo 44esimo parlamento. In gioco ci sono i 150 seggi della Camera e 40 dei 76 seggi del Senato. Alle precedenti elezioni del 2010, i risultati avevano generato una situazione di stallo, la prima nella storia australiana dal 1940. Le due principali compagini avevano ottenuto entrambe 72 seggi, un numero non sufficiente per guidare il Paese. È stato soltanto dopo frenetiche trattative che i Laburisti sono riusciti ad aggiudicarsi l'appoggio esterno dei Verdi e di tre deputati indipendenti e a creare un Governo di minoranza. Anche al Senato la bilancia del potere è stata nelle mani dei Verdi i cui 9 seggi sono stati vitali al Partito laburista che deteneva solo 31 voti contro i 34 della Coalizione. La grande varietà di piccoli partiti in campo, tra cui uno capeggiato dal pittoresco Clive Palmer, tycoon del real estate nella Gold Coast, potrebbero un'altra volta fare la differenza, se è vero che dal 10 al 14% dell'elettorato è ancora indeciso e il voto di protesta, secondo i commentatori politici, potrebbe essere in grande aumento.
Pessimismo ed economia. Entrambi i partiti hanno usato lo stesso concetto: cambiamento. Un mantra controproducente per i laburisti che sono al governo da sei anni. Il messaggio di Tony Abbott, 56 anni, cattolico tradizionalista e gaffeur seriale, è stato semplice ed efficace in un contesto di crisi economica internazionale: "Pensate di stare meglio di sei anni fa, quando il labor è salito al potere?". Rudd, 55 anni, ex diplomatico e insopportabile (anche per i suoi alleati) accentratore, ha cercato, non sempre con successo, di difendere l'operato dell'Esecutivo. L'Australia, va detto, è uno dei pochi Paesi occidentali ad essere riuscito a resistere alla crisi. La crescita nel 2013 è del 2,5%, l'inflazione è al 2,4% e la disoccupazione resta a livelli piuttosto bassi (5,7%). Il deficit, di 30 miliardi di dollari australiani, è la metà di quello degli Stati Uniti e il debito netto è solo un ottavo del prodotto interno lordo. Come ha recentemente ricordato il Premio Nobel Joseph Stiglitz, il Governo di Rudd ha realizzato «uno dei più massicci pacchetti di stimolo keynesiano al mondo, evitando la recessione e salvando 200mila posti di lavoro». Eppure nel Paese c'è un pessimismo generalizzato riguardo il futuro di cui i laburisti faranno probabilmente le spese. A creare questa pesante atmosfera è la fine del boom delle materie prime. La caduta della domanda da parte della Cina e un calo generalizzato dei prezzi hanno rallentato un business che rappresenta la prima voce dell'export australiano. E sono in molti oggi ad avere l'impressione che il Paese abbia messo "tutte le uova in un solo paniere", contando sui risultati di lungo termine di un'industria che oggi mostra di avere l'affanno. Con l'Australia «a un punto di svolta nell'economia nazionale», Rudd ha promesso nuove spese e stimoli che sostengano altri settori, come la manifattura, le costruzioni e il turismo. Dal canto suo Abbott ha detto che la Coalizione sosterrà la crescita imponendo all'Australia «di vivere secondo i propri mezzi». A pochi giorni dalle elezioni e poche ore prima del black out informativo pre-consultazione, ha proposto tagli per 42 miliardi di dollari, inclusi aiuti verso l'estero, pubblica amministrazione e sistema educativo. Cosí facendo, la Coalizione ha promesso di ridurre il debito di 16 miliardi entro il 2017.
La tassa sui superprofitti. Altro importante oggetto del contendere è stata la famigerata tassa sui superprofitti minerari. Ideata da Rudd e motivo della sua prima caduta politica, è stata rivista in termini più favorevoli per l'industria mineraria dal suo successore Julia Gillard e dal ministro del Tesoro Wayne Swan. Scattata nel giugno del 2012 , prevede un'aliquota del 22,5% sugli utili nel carbone e nei minerali ferrosi superiori a 75 milioni di dollari. La tassa è stata fonte di grande imbarazzo per i laburisti che avevano previsto ingenti extra-entrate per l'Erario, rivelatesi poi illusione in un clima depresso per le commodity. Se raggiungerà il potere, Abbott ha promesso di eliminare il balzello.
Ambiente. Il Partito laburista ha annunciato di voler anticipare il passaggio dalla "carbon tax" a uno schema di "emission trading" al 2014. Legato allo schema europeo, lo switch avrebbe lo scopo di allentare la pressione dei costi dell'energia sulle famiglie. La Coalizione abolirà la tassa in caso di vincita ed inaugurerà un "Direct Action Plan" quadriennale da 3,2 miliardi di dollari secondo cui agricoltori e industriali verranno pagati per ridurre le emissioni. Entrambe le compagini si sono impegnate a ridurre le emissioni di Co2 del 5% ai livelli del 2000 entro il 2020. I Laburisti si sono anche imposti un target del 20% di energia rinnovabile entro la stessa data.
Immigrazione clandestina. Divisi sull'economia e sull'ambiente, Governo e opposizione vanno a braccetto sul tema della immigrazione clandestina. L'Australia ha introdotto la detenzione obbligatoria per tutti i "non-cittadini illegali" nel 1992 e il dibattito sull'immigrazione clandestina e la piaga dei boat-people che arrivano dal Sud-Est asiatico ha infiammato la nazione per decenni. I Laburisti hanno virato verso una legislazione più umanitaria nel 2007, smantellando molte delle misure deterrenti nel frattempo introdotte dal Governo conservatore di John Howard. Negli ultimi anni, tuttavia, anche la politica dei Labor si è indurita con l'aumento degli arrivi clandestini dall'Asia (circa 12mila persone nel 2012). Sebbene i boat-people rappresentino solo il 5% dell'immigrazione verso l'Australia, il tema è caldo. «Stop the boat» è stato lo slogan di entrambi i partiti in questa ultima campagna elettorale in hanno cercato di superarsi in tema di severità. Il premier ha promosso un programma da 1,1 miliardi di dollari, chiamato "Il piano Papa Nuova Guinea" con cui gli aspiranti all'asilo politico verrebbero trasferiti fuori dall'Australia, in particolare in Papa Nuova Guinea e nell'isola di Nauru grazie ad accordi con i rispettivi Governi. Abbott preferisce delegare il problema all'esercito con un programma che prevede ritorni forzati verso il Paese di partenza dei boat-people, l'Indonesia. 

martedì 20 agosto 2013

Olanda, polemica con Jakarta per la nuova sede dei Separatisti papua

da www.asianews.it

INDONESIA – PAESI BASSI
Dopo Oxford, apre nei Paesi Bassi il secondo ufficio europeo dell’Opm. La metà occidentale dell’isola, ex colonia olandese, è oggetto di contesa da decenni tra Jakarta e gli indipendentisti. Anche per la grande disponibilità di risorse minerarie.


Jakarta (AsiaNews) - La seconda sede estera del "Movimento Papua libera per l'indipendenza" (Opm), movimento separatista che reclama l'autonomia da Jakarta per la parte occidentale dell'isola di Papua, è stata aperta in Olanda lo scorso 15 Agosto. La notizia, giunta a due giorni di distanza dai festeggiamenti per il 68mo anniversario dell'indipendenza indonesiana (17 agosto), rischia di sollevare nuove polemiche tra Jakarta e un governo occidentale.
Nel maggio scorso l'inaugurazione ad Oxford del primo ufficio estero dell'Opm aveva provocato l'indignazione dei leader nazionalisti e attivisti indonesiani, i quali avevano accusato le autorità londinesi di garantire l'appoggio politico a Jakarta sostenendo allo stesso tempo le mire separatiste dei papua. L'apertura nei Paesi Bassi di una sede analoga rischia di accendere nuove polemiche diplomatiche.
Wim Rocky Wedlama, portavoce del Comitato nazionale della Papua occidentale, impegnato in modo pacifico per un referendum per l'indipendenza, ha confermato che il secondo ufficio estero dell'Opm è stato installato in Olanda nei giorni scorsi e che la data per l'inaugurazione sarebbe stata scelta da organizzatori olandesi che simpatizzano per la causa separatista. "Tale mossa - ha spiegato Wedlama - rischia di rappresentare un ulteriore affronto alle autorità indonesiane, dopo l'apertura ad aprile di una sede analoga ad Oxford".
Nonostante i Paesi Bassi riconoscano la parte occidentale dell'isola come territorio indonesiano, la provincia di Papua è stata in più battute oggetto di controversia tra le autorità di Jakarta e alcuni governi occidentali, tra i quali anche quello olandese.
La provincia di Papua corrisponde alla metà occidentale dell'isola omonima ed è sotto la giurisdizione di Jakarta dal 1969, quando una violenta campagna militare voluta da Sukarno ne determinò l'annessione al territorio indonesiano. Tra la fine degli anni '60 e la fine degli anni '90, il pugno di ferro adottato dal regime di Suharto e l'invasione di attività straniere dovuta alle ingenti risorse minerarie hanno stimolato la formazione del movimento separatista dell'Opm.

lunedì 1 luglio 2013

Australia: giura governo,e' record donne

da www.ansa.it

11 su 30 contro le 9 del precedente esecutivo

01 luglio, 10:40

Australia: giura governo,e' record donne (ANSA) - SYDNEY, 1 LUG - Ha giurato davanti al governatore generale Quentin Bryce il governo del nuovo premier laburista Kevin Rudd, eletto 5 giorni fa dal gruppo parlamentare del partito al posto di Julia Gillard, che era alla guida di un esecutivo di minoranza da tre anni ed era sfavorita nei sondaggi a poche settimane dalle elezioni. Dopo le dimissioni di diversi ministri fedeli alla Gillard, la nuova compagine ministeriale vanta un numero record di donne, 11 su 30 contro le 9 del precedente esecutivo.

giovedì 27 giugno 2013

Australia:Rudd, premier per seconda volta

da www.ansa.it

Ha giurato stamattina

27 giugno, 08:59

Australia:Rudd,premier per seconda volta (ANSA) - SYDNEY, 27 GIU - L'Australia ha un nuovo (ma non proprio) premier laburista. Kevin Rudd, che aveva ricoperto la carica dopo aver battuto i conservatori nelle elezioni del 2007 e prima di essere spodestato dalla sua vice Julia Gillard nel 2010, ha giurato stamattina davanti al governatore generale Quentin Bryce, dopo aver battuto ieri sera la Gillard con 57 voti contro 45 in una drammatica riunione del gruppo parlamentare laburista.

martedì 11 giugno 2013

L'Australia è pronta a scommettere sui «cervelli» italiani, studenti o lavoratori

da www.ilsole24ore.com


David RitchieDavid Ritchie
L'Australia è pronta a scommettere sui "cervelli" italiani. A dirlo è l'ambasciatore australiano in Italia, David Ritchie, che giovedì scorso ha aperto le porte della sua residenza capitolina per ospitare docenti, ricercatori e studenti dei due Paesi. Con l'obiettivo dichiarato di favorire la cooperazione e lo scambio tra i due governi (e non solo tra i singoli atenei) sulle iniziative per lo sviluppo del capitale umano.
Al di là degli accordi tra singole università come possiamo rendere più stabile la collaborazione tra Italia e Australia nella formazione del capitale umano?
Sono molto lieto che vi siano oltre 180 accordi di cooperazione in atto tra università italiane e australiane. Tali accordi sono volti a promuovere la cooperazione scientifica, ma anche lo sviluppo di corsi di laurea congiunti e scambi di docenti. Questi accordi contribuiscono a creare quei rapporti interpersonali, tra le università e i centri di ricerca, indispensabili per costruire e rafforzare la cooperazione nei settori dell'education e della formazione. Come ambasciatore vorrei davvero che questi accordi portassero a risultati concreti e non fossero solo dei pezzi di carta. Ritengo che il ruolo dei nostri due governi sia quello di incoraggiare una reale attività di questi accordi e certamente non intralciarli, celebrarne i successi e pensare a modi in cui si possano sostenere e promuovere ulteriormente tali collaborazioni. Dovremmo anche pubblicizzare la già molto attiva collaborazione che vi è tra di noi, ad esempio l'eccellente collaborazione tra i nostri ricercatori nelle aree più all'avanguardia della ricerca, della scienza e della tecnologia. Infine mi auguro di vedere più studenti italiani avvalersi dell'eccellenza accademica delle università australiane e considerare la possibilità di studiare in Australia. Vi è anche un ottimo sito (www.studyinaustralia.gov.au) che i giovani italiani possono consultare per avere qualche idea sulle opportunità esistenti.

Nel suo intervento di govedì scorso ha proposto la creazione di un «alumni network». A che cosa si riferisce?
In base ai dati statistici a mia disposizione vi sono attualmente circa 6.500 italiani che studiano in Australia. Questa cifra è alta ed è in aumento. Inoltre molti giovani italiani si stanno avvalendo del programma di visti Vacanza-Lavoro Italia-Australia. Ciò significa che contando tutti coloro che già hanno trascorso un periodo di studio o di ricerca in Australia e che sono rientrati in Italia, vi sono molti italiani che sono ex-studenti di università o altri istituti di formazione australiani. Le università australiane e altri istituti di formazione restano in contatto generalmente con i loro ex-studenti. In molti Paesi del mondo e dell'Europa, coloro che hanno studiato in Australia si riuniscono regolarmente per scambiarsi informazioni e parlare di possibili modi per cooperare e per rivivere la bella esperienza che hanno avuto in Australia. Ciò non avviene in Italia e vorrei davvero che accadesse. Questi italiani, che sono ex-studenti di università australiane o altri istituti di formazione in Australia, hanno un ruolo di fondamentale importanza per avvicinare i due Paesi e ciò e di beneficio per entrambi i nostri Paesi.

Il "Post study work visa" appena introdotto, che consente agli studenti internazionali che hanno completato un corso universitario in Australia di poter lavorare lì per un periodo compreso dai due ai quattro anni, potrà invogliare un maggior numero di italiani a scegliere l'Australia?
Penso proprio di sì. Completare un corso di studi universitari riconosciuto in Australia consente di fare domanda per restare a lavorare per un certo periodo di tempo in Australia. Ciò dovrebbe essere un forte incoraggiamento per tutti gli italiani, ma in particolare per i giovani.


L'Australia è pronta a scommettere sui "cervelli" italiani. A dirlo è l'ambasciatore australiano in Italia, David Ritchie, che giovedì scorso ha aperto le porte della sua residenza capitolina per ospitare docenti, ricercatori e studenti dei due Paesi. Con l'obiettivo dichiarato di favorire la cooperazione e lo scambio tra i due governi (e non solo tra i singoli atenei) sulle iniziative per lo sviluppo del capitale umano.
Al di là degli accordi tra singole università come possiamo rendere più stabile la collaborazione tra Italia e Australia nella formazione del capitale umano?
Sono molto lieto che vi siano oltre 180 accordi di cooperazione in atto tra università italiane e australiane. Tali accordi sono volti a promuovere la cooperazione scientifica, ma anche lo sviluppo di corsi di laurea congiunti e scambi di docenti. Questi accordi contribuiscono a creare quei rapporti interpersonali, tra le università e i centri di ricerca, indispensabili per costruire e rafforzare la cooperazione nei settori dell'education e della formazione. Come ambasciatore vorrei davvero che questi accordi portassero a risultati concreti e non fossero solo dei pezzi di carta. Ritengo che il ruolo dei nostri due governi sia quello di incoraggiare una reale attività di questi accordi e certamente non intralciarli, celebrarne i successi e pensare a modi in cui si possano sostenere e promuovere ulteriormente tali collaborazioni. Dovremmo anche pubblicizzare la già molto attiva collaborazione che vi è tra di noi, ad esempio l'eccellente collaborazione tra i nostri ricercatori nelle aree più all'avanguardia della ricerca, della scienza e della tecnologia. Infine mi auguro di vedere più studenti italiani avvalersi dell'eccellenza accademica delle università australiane e considerare la possibilità di studiare in Australia. Vi è anche un ottimo sito (www.studyinaustralia.gov.au) che i giovani italiani possono consultare per avere qualche idea sulle opportunità esistenti.

Nel suo intervento di govedì scorso ha proposto la creazione di un «alumni network». A che cosa si riferisce?
In base ai dati statistici a mia disposizione vi sono attualmente circa 6.500 italiani che studiano in Australia. Questa cifra è alta ed è in aumento. Inoltre molti giovani italiani si stanno avvalendo del programma di visti Vacanza-Lavoro Italia-Australia. Ciò significa che contando tutti coloro che già hanno trascorso un periodo di studio o di ricerca in Australia e che sono rientrati in Italia, vi sono molti italiani che sono ex-studenti di università o altri istituti di formazione australiani. Le università australiane e altri istituti di formazione restano in contatto generalmente con i loro ex-studenti. In molti Paesi del mondo e dell'Europa, coloro che hanno studiato in Australia si riuniscono regolarmente per scambiarsi informazioni e parlare di possibili modi per cooperare e per rivivere la bella esperienza che hanno avuto in Australia. Ciò non avviene in Italia e vorrei davvero che accadesse. Questi italiani, che sono ex-studenti di università australiane o altri istituti di formazione in Australia, hanno un ruolo di fondamentale importanza per avvicinare i due Paesi e ciò e di beneficio per entrambi i nostri Paesi.

Il "Post study work visa" appena introdotto, che consente agli studenti internazionali che hanno completato un corso universitario in Australia di poter lavorare lì per un periodo compreso dai due ai quattro anni, potrà invogliare un maggior numero di italiani a scegliere l'Australia?
Penso proprio di sì. Completare un corso di studi universitari riconosciuto in Australia consente di fare domanda per restare a lavorare per un certo periodo di tempo in Australia. Ciò dovrebbe essere un forte incoraggiamento per tutti gli italiani, ma in particolare per i giovani.

Lavoro in Australia? Le forze armate cercano personale straniero. Anche italiani

da www.ilsole24ore.com


Australia, le forze armate cercano personale straniero. Anche italiani - Caccia ai cervelli - Lavorare all'esteroAustralia, le forze armate cercano personale straniero. Anche italiani - Caccia ai cervelli - Lavorare all'esteroLavoro in Australia? Le forze armate cercano personale straniero. Anche italianiLavoro in Australia? Le forze armate cercano personale straniero. Anche italianiLavoro in Australia? Le forze armate cercano personale straniero. Anche italianiLavoro in Australia? Le forze armate cercano personale straniero. Anche italiani
Buone notizie per chi vuole cambiare vita (e Paese) lavorando nelle forze armate. L'Australian Defence Force sta cercando candidati non australiani e non in possesso di residenza permanente per l'inserimento in posizioni lavorative che al momento non possono essere soddisfatte dal mercato del lavoro locale. Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Australian Bureau of Statistic aggiornati a gennaio 2013, l'Australian Defence Force offre lavoro ad oltre 100mila persone, compresi impiegati part-time, riserve e giovani che partecipano al cosiddetto gap year, lavorando nell'esercito per un anno, per poi decidere se proseguire nella carriera militare o no.
I candidati ideali
Il personale militare e paramilitare straniero, con età inferiore ai 50 anni, rappresenta il serbatoio di candidati ideali per la marina (The Royal Australian Navy), l'esercito (Australian Army) o l'aviazione (Royal Australian Air Force). Fra le professionalità richieste non solo soldati, ma anche ufficiali di marina, marinai, aviatori, piloti, artiglieri e addetti ai reparti speciali (in questo caso con età compresa fra i 20 e i 30 anni). Si cercano pure dentisti, infermieri, fisioterapisti, tecnici della comunicazione e ingegneri con specializzazioni varie. Il dettaglio delle professionalità, con i compiti da svolgere e responsabilità durante il servizio, è consultabile sul sito ufficiale del dipartimento della difesa. Le qualifiche possono variare nel tempo: per questo motivo, quando specificato, si possono inviare candidature anche per posizioni non pubblicizzate.
I requisiti
Il requisito essenziale per poter inviare all'Oversear Lateral Transfer Scheme (OLTS, il programma di selezione del personale straniero) un expression of interest (EOI, un curriculum vitae dettagliato per iniziare le selezioni ) è l'esperienza: potranno accedere alle fasi successive e eventualmente ottenere una posizione lavorativa nel Dipartimento della Difesa i candidati attualmente in servizio in una forza straniera o che abbiano concluso il servizio da non più di tre anni. E, nel caso degli italiani, in cui l'inglese non è la lingua ufficiale del nostro Paese, i candidati dovranno dimostrare di avere un livello di vocational English, sostenendo l'esame International English Language Testing System (IELTS) e ottenendo un punteggio minimo di 5 in ogni sezione dell'esame (ascolto, lettura, scrittura, lingua parlata). Fra gli altri requisiti, il riconoscimento di titoli di studio conseguiti al di fuori dell'Australia, il superamento di una visita medica e l'invio di documenti per dimostrare che non esistano carichi civili e penali riguardanti il candidato. L'Overseas Lateral Transfer Scheme non è aperto a chi non ha esperienza in ambito militare: i cittadini stranieri potranno sottoporsi alle selezioni tramite un Australian Defence Force Recruiting agency solo dopo aver ottenuto una permanent residence.
La selezione
Le selezioni per l'Australian Army sono state chiuse lo scorso 31 maggio ma è possibile mandare i documenti per il 2014, con inizio del servizio previsto per il 2015. La marina accetta curriculum fino a fine luglio, per poi dare inizio al processo di selezione e ai colloqui. Gli interessati a posizioni lavorative per l'aviazione possono ancora inviare la candidatura per l'anno 2014/2015, con inizio del servizio a luglio 2014.
I tempi di attesa
Il tempo di attesa per conoscere la decisione definitiva del Diparmento della Difesa varia in base alla completezza dei documenti inviati e alla disponibilità immediata o meno del candidato. In genere la risposta ufficiale viene comunicata in circa 18 mesi. In caso di un iniziale riscontro positivo, i candidati riceveranno un application pack da completare per poter accedere ai colloqui. Una volta superate tutte le fasi di selezione e dopo essere stati ammessi nell'esercito, i candidati e le loro famiglie avranno diritto a una permanent residence australiana e dovranno impegnarsi a sottoporre la domanda di cittadinanza non appena ne hanno diritto, solitamente a tre mesi dall'inizio del servizio.

lunedì 25 marzo 2013

Lavorare in Nuova Zelanda non è mai stato così facile. Tutte le opportunità del Nuovissimo mondo

da www.ilsole24ore.com


Siete stanchi di fare i conti con una crisi che non ne vuol sapere di finire? Vi piacerebbe vivere e lavorare a stretto contatto con la natura, magari in uno dei paesaggi che hanno ospitato le riprese de "Il signore degli anelli"? Ma, soprattutto, siete disposti a mollare tutto per andare dall'altra parte del mondo? Se la risposta alle tre domande è "sì", non potete non prendere in considerazione le opportunità offerte dalla Nuova Zelanda.
L'opportunità della vacanza-lavoro

L'arcipelago dell'Oceania, mosso dal desiderio di attrarre nuovi abitanti (attualmente il numero è di poco superiore ai quattro milioni), ha messo a punto il programma "Working holiday", che consente ai giovani tra i 18 e i 30 anni di alcune nazionalità (tra cui gli italiani) di lavorare per brevi periodi, pur non disponendo di un contratto di lavoro prima della partenza. In sostanza, si ottiene un visto turistico di dodici mesi (che si attiva al momento dell'arrivo) e poi, una volta sul posto, si può cercare un'occupazione, cosa non permessa a quanti richiedono un visto di lavoro. I possessori della working holiday visa possano lavorare anche a tempo pieno e anche per l'intera durata del visto, anche se possono restare alle dipendenze di un singolo datore per non più di tre mesi. Lo stesso limite è fissato per chi vuole seguire un corso di studi nel Paese.
La procedura
Il visto per la vacanza-lavoro può essere richiesto a una delle sedi consolari neozelandesi in Italia oppure compilando il formulario online (in questo secondo caso è necessario essere in possesso di una carta di credito Visa o Mastercard). La domanda può essere presentata a partire dal 1° aprile e ha un costo di 70 euro. I posti messi a disposizione dal programma Working holiday sono circa 30mila ogni anno, di cui un migliaio destinati agli italiani.
Per essere ammessi al programma è necessario essere in possesso del passaporto italiano con scadenza non inferiore a tre mesi dopo la fine del visto, disporre di un biglietto aereo a/r o di documenti comprovanti che il richiedente ha mezzi economici sufficienti ad acquistare un biglietto aereo per ritornare nel paese di origine estratto conto bancario o altro documento comprovante che il richiedente ha almeno 4.200 dollari neozelandesi (equivalenti a poco meno di 2.700 euro ai valori attuali) per soddisfare le proprie esigenze di vita una volta arrivati; disporre di un'assicurazione sanitaria e di un certificato medico comprovante che ci si è sottoposti ai raggi X e non è emersa la tubercolosi; infine non avere figli a carico.
Le prospettive
Al pari di quanto previsto dall'Australia il visto è rinnovabile di altri dodici mesi: il rinnovo può essere fatto sul posto e chi c'è stato racconta di procedure più semplici rispetto all'altro paese dell'Oceania. La Nuova Zelanda è caratterizzata da un clima generalmente mite, ma frequenti precipitazioni (del resto , si trova in mezzo all'Oceano). Auckland, Wellington e Christchurch sono le città con le maggiori opportunità di lavoro, soprattutto in ambito agricolo, turistico e della ristorazione. Per trovare lavoro è necessario avere una buona conoscenza dell'inglese, che si affianca all'idioma locale maori.
Una volta trascorsi i dodici mesi del visto, si può ottenere il rinnovo (ad esempio se si lavora in un ristorante e il datore certifica di aver bisogno di un italiano per accogliere i connazionali che arrivano in loco per turismo).

L'economia: crescita anche nel 2013
Con un quarto trimestre che ha registrato una crescita dell'1,5%, la Nuova Zelanda archivia un 2012 positivo che ha visto l'economia espandersi del 2,5%, toccando i 209 miliardi di dollari neozelandesi (172 miliardi di dollari), il risultato più forte dallo scoppio della recessione globale. I dati hanno superato le aspettative degli analisti. In crescita consumi e investimenti anche per la ricostruzione di Christchurch, colpita da un terremoto, in ribasso invece la produzione manifatturiera. Per il ministro delle Finanze Bill English si aspetta una conferma della crescita nel 2013, con prospettive di espansione del 2-3 per cento nel corso dei prossimi anni.

venerdì 1 febbraio 2013

Australia: è ora di cambiare bandiera?

da www.corriere.it

Si moltiplicano le proposte per eliminare la Union Jack dal vessillo nazionale

Nella nuova versione proposta, un boomerang rosso e le 250 lingue e dialetti dei nativi. Obiettivo, disfarsi del retaggio coloniale

La proposta per una nuova bandiera australianaLa proposta per una nuova bandiera australiana
Blu, con l’Union Jack britannico, sul quadrante a sinistra, circondato dalla stella del Commonwealth e, sulla parte che sventola, la Croce del Sud. Questa è la bandiera dell'Australia che siamo abituati a vedere. Un vessillo che sottolinea il forte legame dell'ex colonia con la Gran Bretagna. Concepita all'inizio del 1900, ma adottata come bandiera ufficiale solo nel 1954, impiegò un'altra decina d'anni a rimpiazzare completamente l'Union Jack nella coscienza pubblica. EMANCIPAZIONE - Da tempo, però, si è acceso il dibattito sull'opportunità di emanciparsi dall'eredità britannica, rivalutando le radici e la cultura aborigena. Da qualche anno, la discussione sui rapporti fra la «Lucky Country» e la ex Madre Patria coinvolge anche il principale simbolo dell'identità della nazione. Un gruppo di attivisti denominato «Ausflag», fa pressioni perché una nuova bandiera venga adottata almeno per gli eventi sportivi - in modo che gli atleti australiani non vengano confusi con altri di Paesi che pure hanno il simbolo britannico nel proprio vessillo. E ha proposto un telo in cui dominano verde, oro, blu e bianco.
IL BOOMERANG - La proposta più recente viene da uno storico australiano di formazione militare, John Blaxland, che ha appena disegnato una nuova versione della bandiera, assurta a una discreta fama dopo essere stata pubblicata sul sito del Telegraph. Il disegno include una grande stella con 250 macchie, a rappresentare tutte le lingue e i dialetti dei nativi e degli immigrati, oltre a un boomerang rosso. Un'eco della Union Jack rimane nella striscia bianca che divide in due il campo. Un compromesso, che affonda nelle radici della nazione e cerca di non scontentare nessuno.
«REVISIONE» - La questione si era già posta in passato, quando un Primo Ministro Federale, Paul Keating, aveva detto che «l’espressione della sovranità australiana non si potrà mai dire completa finchè nella bandiera nazionale sarà presente la bandiera di un altro Paese». In base a sondaggi recenti, è oggi maggioritaria la posizione che vorrebbe l’espulsione dell’Union Jack dal vessillo nazionale. Una «revisione» che mette in discussione anche l'inno nazionale e il «sorry» pronunciato dagli aborigeni.
LE HAWAII - Nella finestra dei commenti aperta sul giornale britannico, gli interventi vanno dal sarcasmo («Sembra un grande Pac Man intento a mangiarsi qualcosa») a suggerimenti più sensati («Fate creare qualcosa ai giovani, uscirà un'idea migliore»). C'è qualche giudizio positivo, e bocciature da parte dei più legati alle tradizioni. E c'è chi sposta l'obiettivo, chiedendosi quando toccherà ad altri Paesi indipendenti, come la Nuova Zelanda; Tuvalu o le Fiji, scegliere tra retaggio coloniale e continuità storica.

mercoledì 30 gennaio 2013

Australia: elezioni il 14 settembre

da http://www.ansa.it

Premier Gillard ha maggioranza di un solo seggio nel Parlamento

30 gennaio, 05:28


Australia: elezioni il 14 settembre CANBERRA - Il primo ministro australiano Julia Gillard ha sorpreso gli elettori fissando le prossime elezioni legislative per il prossimo 14 settembre, con otto mesi di anticipo, nel suo primo discorso politico di rilievo del 2013.

Gillard detiene una maggioranza di un solo seggio nel Parlamento del paese grazie all'appoggio di una formazione di indipendentisti e dei Verdi, e i sondaggi suggeriscono che il suo governo non avrebbe piu' la maggioranza se si votasse oggi.