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domenica 8 settembre 2013

Australia, il conservatore Abbott vince le elezioni

da www.ilsole24ore.com

Tony Abbott (Epa)Tony Abbott (Epa)
In un caldo giorno di primavera 14,6 milioni di cittadini down-under hanno votato in massa (il voto è obbligatorio dal 1924) per l'opposizione. Non tanto per entusiasmo nei confronti del programma, quanto per mancanza di alternative. Il Partito laburista al potere da sei anni, fortemente diviso al suo interno, aveva da tempo perso credibilità presso l'elettorato.
Inoltre, il Governo, che ha traghettato con successo il Paese lungo i difficili anni della recessione mondiale, aveva introdotto un'impopolare carbon tax accusata di aver gonfiato i prezzi delle bollette. Risultato: gli australiani si sono gettati, anche con riluttanza, nelle braccia dell'opposizione.
«Questa è stata un'elezione più persa dal Governo che vinta dall'opposizione» ha brillantemente riassunto la situazione l'ex premier Bob Hawke dopo la chiusura delle urne negli stati del New South Wales, Queensland, Victoria e Tasmania.

Tony Abbott, 55 anni, cattolico conservatore (è soprannominato "mad monk", monaco pazzo dai suoi nemici) accusato di misoginia e protagonista di una lunga serie di gaffe, è indubitabilmente un vincitore improbabile, un miracolato dai disastri della Sinistra. Tanto è vero che Kevin Rudd, nel 2010 considerato il politico più popolare dei precedenti trent'anni, ha continuato a lungo a essere il leader preferito della popolazione. Rudd ha lottato disperatamente per recuperare terreno, dopo aver ripreso la guida del Paese a poche settimane dal voto, ma non è riuscito a compiere il miracolo.
Le prime proiezioni vedono la Coalizione al 54,5% contro il 45,5% della Sinistra. Ciò darebbe alla Coalizione una confortevole maggioranza di 40 posti alla Camera (che conta 150 seggi). Insieme ai Laburisti e ai conservatori, ben 50 partiti hanno partecipato alle consultazioni, inclusi i Verdi e il Palmer United Party, guidato dal controverso tycoon del marcato immobiliare Clive Palmer, che si sono avvantaggiati dalla frammentazione della base elettorale laburista.

Abbott ha vinto promettendo tagli alle spese per 42 miliardi di dollari australiani; tagli alle tasse e in particolare la cancellazione della carbon tax e della tassa sui superprofitti minerari, avversata dai big delle commodities; e l'adozione di una linea dura nei confronti dell'immigrazione clandestina. Per convincere l'elettorato femminile, non impressionato favorevolmente da alcune sue battute sessiste, ha inoltre garantito l'introduzione di un'indennità di maternità particolarmente favorevole.
Il Labor ha pagato le sue divisioni interne: nel 2010 il leader Rudd era stato cacciato da un golpe interno che aveva portato al potere Julia Gillard. La prima donna premier in Australia, non particolarmente amata dal Paese, ha poi patito la stessa sorte del suo avversario quando, a poche settimane del voto, è stata defenestrata da Rudd. La disperata corsa al recupero del favore dell'elettorato è però fallita miseramente.

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